Tramonto ad Occidente: spiritualità e supersitizione

L’occidentale medio crede di aver raggiunto una forma di superiorità morale rispetto ai suoi antenati perché ha superato la proverbiale superstizione religiosa, una forma di secolarizzazione sociale in cui il collante strutturale tra le istituzioni religiose e la vita comune è sempre meno evidente, ridotto principalmente a vuote prassi di costume.

Ma la rumorosa assenza di una infrastruttura fatta di logiche e credenze comuni paradossalmente ha sortito l’effetto opposto: sicché il fanatismo ideologico, che ha sostituito il paradigma religioso, sostanzialmente ricopre uno spazio sociale sempre più rilevante (parto dall’idea che l’uomo necessiti di credere in qualcosa, sia un altro uomo, un’idea, una guerra…).

Il sonno della ragione non è religione, ma ideologia pura e priva di razionalità, la quale sostanzialmente porta lo stesso uomo verso una forma di autodistruzione.

Le religioni, infatti, per come sono state da sempre strutturate, avevano in sé una forma di logica comune: la salvaguardia di un ordine generale e la sussistenza di un timore costante nei confronti della morte/essere superiore.

Perché se da una parte la religione assolve alla necessità di offrire risposte inspiegabili per l’uomo, dall’altra ha una funzione del tutto sociale, ed è sempre stato così.

Se si partisse da un assunto hobbesiano, ciò avrebbe perfettamente senso, seppur con un certo cinismo: non tutti gli uomini sono uguali tra loro e questo richiede forme di persuasioni sociali più o meno vistose.

Altri, i quali sono tendenzialmente coloro che affrontano l’abisso di se stessi (per dirla alla Nietzsche), naturalmente non si lasciano limitare da determinati confini religioso-ideologici, e ricercano nello strumento della religione una forma di pienezza data dalla meditazione e dalla preghiera, a cui attingono risposte non soltanto per l’umanità nel suo complesso, ma principalmente per ottenere un equilibrio interiore per se stessi.

Ad oggi il fanatismo dilagante ha sortito l’effetto di portare tutti a credere a tutto, allontanando sempre più determinati sentieri di pensiero, che spesso prevedono una dose di sacrificio a cui l’occidentale medio non è più avvezzo.

Il fanatismo è sempre stato presente, in qualsiasi epoca storica, e proprio per questo motivo credo sia una caratteristica sociale che faccia parte della natura umana nel suo complesso.

L’architettura religiosa ha da sempre cercato di porre degli spazi delineati a questi aspetti, l’ideologia successiva alla secolarizzazione si è concentrata nel rendere le folle (pericolose) in masse (tranquille), per non dimenticare degli studi di Le Bon.

Ad oggi vi è una secolarizzazione persino delle ideologie finora conosciute, perché il sistema di credenze predominante sostanzialmente è ancora più debole, ancora più fanatico, portando a motori di logica (dal mio punto di vista) pericolosi, ove è lo stesso uomo a rappresentare il nemico, il timore.

Non più una creatura da proteggere, ma da annientare.

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