Appunti dall’America, stavolta un po’ più profonda (Ohio, Kentucky, Indiana).
È sensazionale il loro livello di appartenenza nell’idea di essere americani, va al di sopra di qualsiasi cosa, che sia credo politico, religioso e sociale.
Se gioca la squadra locale anche gli autobus rimandano al suo motto, in ufficio ti spronano ad indossarne la maglietta, e se anche non sei della zona, chiedendoti con sincera curiosità da dove tu venga (e con il classico appiglio ridacchiante yankee), alla fine sono loro stessi che vogliono tu sia dentro il posto.
Sai di essere italiano, ma qui sfuma un po’.
Questo perché a differenza di altri posti in Europa dove prevale fortemente quel senso di identità europeo/nazionale, qui non lo si va ad aggredire con la stessa passione.
Il concetto naviga attorno a quest’idea: “sei italiano, sì, e se ti va puoi essere anche uno di noi, sei il benvenuto.”
Sostanzialmente pur sapendoti straniero non lo percepisci allo stesso modo. Sarà la loro eredità storica relativamente molto breve, il tipo di approccio all’immigrazione con cui alla fine sono nati, eppure lo trovo un aspetto interessante.
Parliamo spesso di Occidente ma in verità rischia di essere una parola vuota se non la si analizza nell’intero dei suoi connotati: amo l’Europa e la sua violenza nella passione, mi sento fortemente europea perché anche qui ricerco i dipinti dei miei connazionali, il tipo di approccio romantico e delle volte soffocante dei suoi palazzi, delle sue eleganti strade e del barocco delle sue Chiese.
Eppure, mi ritrovo inaspettatamente ad apprezzare anche questa ridacchiante terra molto accogliente, le sue persone che nei loro eccessi si dimostrano essere, invece, molto semplici e graziose.
Che sia uno spontaneo sorriso quando incroci il loro sguardo, la small talk improvvisata, l’aiuto tempestivo tra completi estranei.
Sono arrivata in America senza averne mai coltivato il mito, e con una calcolata diffidenza le ho stretto la mano inizialmente, ma mi scopro oggi a sentirmi nel cuore italiana, europea e parte anche di loro, mentre mangio questi assurdi pancake al limone e chiacchiero col manager di un locale che mi racconta della sua esperienza lavorativa a Pisa di qualche anno fa.
Cosa significa essere occidentali?
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