La settimana lavorativa da otto ore risale a duecento anni fa

La settimana lavorativa da otto ore risale a duecento anni fa, viviamo in un sistema impostato per una società che non esiste più, eppure lavoriamo utilizzando l’Intelligenza Artificiale.

Davvero non abbiamo cambiato nulla?

L’effetto pandemia sul lavoro pare essersi ridotto: non si parla più così tanto di remote working come si dovrebbe, anzi, è tornata preponderante la presenza in ufficio, ove le aziende pagano affitti salati.

Eppure, io la vedo così: resistenza verso un futuro che vedrà ricalibrato il peso del lavoro sulle vite delle persone.

Basti pensare a quella che sarà l’influenza dell’AI su molte professioni. Lo scopo non deve essere lavorare di più, ma poterlo fare di meno e meglio.

Per questo motivo oggi si parla più spesso di Four Days Week e in generale di iniziative che vogliono riappropriarsi dell’individualità a scapito della frenesia metropolitana.

Passiamo la maggior parte del tempo nella nostra vita coi colleghi, lontano dalla nostra famiglia e dalle persone che amiamo, potendo sempre dedicare meno tempo a quello che è il vero sale della vita.

Molte persone rinunciano all’idea di avere un cane per via del proprio lavoro, poiché sarebbe impossibile prendersi cura di un altro se in casa non si è mai.

Si ricalibrano viaggi, visite, per attenersi ai rigidi orari da protocollo.

Orari che abbiamo scelto quando questa fantastica rivoluzione tecnologica non era ancora così pronta e presente, e mi aspetto che prima o poi ci si dovrà adeguare in tal senso.

La prima sostenibilità su cui le aziende dovrebbero basarsi è quella umana, offriamo alle persone la possibilità di vivere in un sistema umanamente sostenibile e rispettoso della loro storia e personale delicatezza?

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