Aveva gli occhi grandi, come tanti abruzzesi della costa, il corpo esile e non troppo alto, il classico taglio di capelli che gli lasciava la fronte coperta e il viso dai lineamenti dolci, tipici di un ragazzino.
Continuo a leggere de “la Pescara bene” per dipingere i due altrettanto giovani mandanti.
Sì, figlio di un avvocato l’uno e figlio di un maresciallo l’altro, come se le origini familiari bastassero per essere delle persone decenti e le famiglie per bene fossero tutte quelle con un ruolo rispettabile in società.
Quanto accaduto nel capoluogo di provincia è un microcosmo di violenze stile Gomorra, che ci insegna che dal degrado emotivo non ne sfugge nessuno.
Sarebbe stato semplice se quei due fossero stati “figli d’altri delinquenti”; senza scomodare Zola, avremmo potuto dar colpa alla famiglia e accantonare il caso come una violenza consumata per conti in sospeso tra droga e malavita. Invece, ci tocca fare i conti con tutt’altra realtà: storie che si ripetono nei decenni e per cui, a volte, non esiste società ma soltanto l’individuo. Homo homini lupus: come esiste il bene, esiste pure il male, e se esiste il male può essere semplice uccidere qualcun altro a sangue freddo, per poi scherzarci persino sopra.
Manca un’educazione sentimentale dei ragazzi? Lo sentiremo spesso, immagino. Così come abbiamo avuto fiori di analisi dopo il femmicidio di Giulia Cecchettin, ma queste retoriche offrono sostegni fragili, in verità.
Ogni volta diamo la colpa alla società oppure alla famiglia, escludendo dai conti l’individuo: la persona dal nome e dal cognome con la coscienza propria, con i suoi sentimenti e le sue caratteristiche.
Non vogliamo accettare che possano esserci individui cattivi, ricerchiamo un capro espiatorio sempre altrove.
Forse, invece di semplificare il dibattito in tal senso, per una volta possiamo semplicemente riconoscere che, al di là della società, oltre i figli degli avvocati e dei marescialli, dietro i meandri delle ‘città bene’ e dei solidi parquet eleganti delle case, ci sono persone con le loro colpe e i loro orrori.
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