E’ probabile averne abusato a sufficienza, il che rende difficile oggi scriverci qualcosa, un poco come quando si parla di vita, perché sulla libertà esistono trattati immensi, e allora pare non ci sia davvero nulla di originale da poter dire a riguardo.
Dunque, per libertà, a me viene in mente quando da più giovane andai a leggermi Stuart Mill proprio perché volevo capirne di più. Io stessa, afflitta dalle lotte e dibattiti continue coi miei coetanei il cui pugno in su pareva l’unica argomentazione, volevo caratterizzare la mia guerra su letture elevate, più specifiche, e soprattutto trovare una risposta a cosa fosse la libertà.
A distanza di anni, sebbene la risposta univoca io ancora non ce l’abbia, mi rendo conto che la libertà si caratterizzi di sfumature trasversali che non si riconoscono in alcuna materia.
Montesquieu diceva che è l’unico bene in grado di far godere di ogni altro bene, dando quindi per assunto che se si parla di libertà, allora si parla di ossigeno, e dunque si parla di vita.
Un poco come dire “c’è acqua su quel pianeta, mi sa che potrebbe esserci persino qualche alieno”.
Dico che la libertà sia trasversale perché se del diritto spesso diciamo “bisogna mettersi nell’ottica culturale di quel paese”, per introdurre la libertà è tutt’altra argomentazione.
Un uomo non può essere vivo per davvero se prima di tutto non si sente libero, e già dal primo vagito questo senso d’oppressione verso tutto ciò che blocca la propria natura diviene quasi percettibile, insieme all’eterna combutta d’aver bisogno dell’altro, questo perché dopotutto essere liberi non significa essere soli.
Eppure, si tratta di uno stato traducibile in qualsiasi lingua e cultura, perché ancor prima d’essere riguardabile in un trattato filosofico, la libertà è una sensazione, una base d’aria verso cui tutto il resto assume senso e poi si estende.
Nell’ultimo periodo alla libertà inizio a legare un altro concetto, il cui significato è implicitamente legato, e mi riferisco all’emancipazione, data dall’affermazione dell’essere, delle sue fattezze e persino delle sue bassezze.
Questa può declinarsi in ulteriori e mille orizzonti, ma la verità è che l’uomo libero, in un’economia di mercato mondiale come la nostra, ha una sete infinita d’affermazione, non intesa necessariamente come un aspetto esclusivamente economico-sociale, io credo vada ben oltre: voglio emanciparmi in funzione di me stesso, delle doti che ho per natura avuto e che nel corso degli anni limato e perfezionato.
Emancipazione significa dare vita alla mia fattezza autentica, all’idea che io possa essere libero di affermare la mia identità ed emanciparmi da qualsiasi sia il mio contesto d’origine.
Non è un caso se, infatti, siamo nell’epoca sempre più caratterizzata da intensi spostamenti: se si guarda alle statistiche offerte dall’OCSE, i paesi con un maggior numero di immigrati altamente qualificati sono pure i paesi più liberi, perché senza voler rappresentare un caso a quanto pare ove c’è libertà gira anche più benessere, e se le persone sono libere di emanciparsi ed essere sé stesse, allora a generarsi è un vorticante circolo virtuoso.
Spesso, quando si parla di libertà in ambito economico, molti vanno sull’immediato chi-va-là, confondendo le declinazioni economiche nel crony capitalism, quella forma ove il benessere è sostanzialmente concentrato e fermo nella mano di pochissimi, in cui il nepotismo moderno s’infiamma di intenzioni e, ve lo dico io, un ambiente simile è totalmente privo della libertà per come la si intende dalle nostre parti.
Tant’è che in un ambiente afflitto dal crony capitalism le persone, in verità, non hanno lo spazio per essere sé stesse, piuttosto se ne stanno in disparte, faticando perché non hanno le connessioni giuste né i soldi sufficienti, e in queste situazione sono gli stessi uomini e donne che poi vanno via, abbandonando le terre e i loro destini, alla ricerca di contesti liberi, ove potersi affermare.
La Thatcher diceva “non sono stata fortunata, me lo meritavo”, se l’ambiente è contaminato dal crony capitalism, molto più probabile che sia frequente ascoltare la frase invertita.
Ecco, vedete, l’argomento è così vasto che si passa velocemente da un tema rispetto ad un altro. Io, quando parlo di libertà, penso pure alla sfera strettamente individuale, quella per cui un uomo o una donna liberi si armano da soli per esprimere le loro opinioni, ma ancor prima di questo, per giungere alla genesi delle idee, mi riferisco al momento in cui il pensiero nasce.
Ad oggi libertà si scontra spesso con il termine di verità, un poco perché è come se tutti avessero una loro personale versione del tutto, e la stessa Fallaci diceva “esiste la tua opinione, la mia, e poi c’è la verità”, messa così appare che non ci sia un giudizio totalmente privo di sentori personali, spesso la libertà si fa volgarizzare dagli eccessi, perché anche in questo caso ne accade un abuso, non la si rispetta adeguatamente.
Credo, con un poco di supponenza forse, che la libertà sia l’unica strada verso il vero, la storia di autoritarismi ci ha insegnato come i dogmi nascano proprio da sistemi che hanno la loro ed unica versione delle cose, impedendo esposizioni di critiche, trasversi e contrari, e questo imprigiona la mente, obbligandola a credere ad un cielo che si tinge sempre di rosso, ad un’erba che è gialla, ad un fiume che scorre verde ogni giorno.
Invece, in contesti ove la libertà è presenza costante, noi possiamo soltanto dire e ribattere che il cielo è di un blu splendido in alcuni giorni, delle volte nella pianura padana v’è un perenne grigio-celeste predominante, l’erba sa essere verdissima nei campi e i fiumi persino azzurri.
Dunque, anche questo è un altro lato della medaglia, la libertà s’accompagna fedelmente alla verità.
Se oggi dovessi dunque rispondere a coloro che mi sfidavano nei giovanili dibattiti accesi a scuola in cosa io credo, quali sono i valori che mi porto addosso, forse risponderei allo stesso modo di quando ero ancora una ragazzina, quando gli dicevo che la libertà fosse da sempre l’unica cosa che m’avesse sempre difeso la voce, i meriti, le ambizioni, e per me fosse dunque l’unica vera alleata da proteggere.
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