Il significato di Adriatica

Colgo volentieri l’invito della redazione di LinkedIn Notizie, che mi ha scelto per raccontare la mia sul tema dell’overtourism nell’ambito della loro iniziativa editoriale.

Io sono adriatica, nasco e cresco in Abruzzo, una regione selvatica, sconosciuta ai più ma nota principalmente per le drammatiche vicende legate al sisma.

La mia terra è gentile e delicata, parte dalle sponde dell’Adriatico sino a salire sul Gran Sasso, un gigante che fa da basilica naturale ai paesi al di sotto.

Nel corso dei viaggi e degli incontri che ho avuto con persone provenienti da diversi angoli d’Europa e del mondo, mi sono sempre resa conto di quanto l’Abruzzo sia un puntino ignorato da molti, nonostante nel suo potenziale abbia tutto ciò che una coppia, un gruppo di amici e una famiglia potrebbero cercare per le proprie vacanze.

Di fronte ai prezzi elevatissimi delle coste note e pubblicizzate a suon di nausea sui social, esiste l’Abruzzo, con i suoi borghi e le sue località di mare e di buon cibo, dove è ancora possibile andare fuori e mangiare una pizza in quattro senza tirare fuori cifre astronomiche.

Il tema è che, dopo un anno intero passato dietro un computer e sotto i vari stress generati dal contesto lavorativo (nelle classifiche l’Italia non se la cava bene sotto questo profilo), l’ultima cosa che ha senso è vivere un turismo dedito unicamente allo scalpore social.

Sicché, ci si rifugia in luoghi preziosissimi e dalla nomea resa celebre da film e racconti chic, dimenticandosi che, in realtà, in Italia esistono luoghi che hanno addosso un sapore strapaesano, dove non fai semplicemente “la vacanza”, ma, se prendi l’auto e giri i vari borghi, vieni a contatto persino con un senso del sacro: l’identità.

Ogni volta che io viaggio, la mia mente torna sempre al mio locus amoenus abruzzese, ai campi di girasole e al cibo ricco dei pomodori dei campi, alle chiese barocche o a quelle in pietra perse nella strada.

Ho visitato anch’io posti meravigliosi là fuori, quelli dove c’è da fare una coda interminabile e, quando arrivi, pensi: “Bello, ma pensavo di più.”

Quando torno a casa mia, quando ho ospiti e amici che mi regalano la gioia di mostrare loro i luoghi della terra abruzzese, mi rendo conto di quanta ricchezza abbia questa magnifica regione e, ancor più bello visto che io sono di parte, realizzare che agli occhi dei miei commensali è lo stesso.

Qual è quindi il mio consiglio sull’overtourism? Riscopriamo l’Italia, le sue radici, i suoi borghi, le sue perle. Andiamo oltre le pubblicità social, torniamo a scoprire il sacro e il profano della terra bruna e dei fiumi.

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