Ursula Von Der Leyen è stata rieletta Presidente della Commissione Europea, un perfetto epilogo gattopardiano che pare gridare a quei cambiamenti apparenti il cui unico vero ruolo sembra limitarsi ai titoli di giornale.
Spaventava questo nuovo Parlamento Europeo, spaventava l’avanzata dei conservatori alle urne, e c’erano già stati numerosi proclami a riguardo, parlando del sempreverde pericolo per le democrazie. In verità, le istituzioni non funzionano mai allo stesso modo della politica propagandistica: bisogna sottostare a degli attenti equilibri di potere. Nei più moderni sistemi democratici, questi equilibri sono figli di compromessi, promesse sottobanco e tentativi di ricoprire ruoli non meglio definiti.
Purtroppo, anche a causa dei giornali e di qualche irresponsabilità politica, si è raccontato di maggioranze a destra sostanzialmente inesistenti, non sufficientemente forti per poter far valere la propria posizione a Bruxelles né a Strasburgo.
Dunque, si è passati al tema dei compromessi, sperando di ottenere per l’Italia almeno qualche ruolo di spicco, così da giustificare un eccessivo moderatismo sulle posizioni verso le istituzioni europee e i suoi abitanti.
Parallelamente a questo, facciamo un’analisi schietta sull’Italia: terza economia UE, con un debito pubblico/PIL quasi al 140%, in procedura d’infrazione e con il PNRR in corso.
D’altro canto, lato Von Der Leyen, abbiamo visto un’enfasi inquietante sul Green Deal, il cui significato politico era già evidente ad occhi attenti: avvicinarsi ai Verdi piuttosto che all’ECR, riformando un programma che, per avere anche solo un voto favorevole di FdI, avrebbe dovuto includere quantomeno un ruolo decisivo.
Il tema oggi è uno: citando Lorenzo Castellani, Giorgia Meloni ha agito da capo di partito piuttosto che da capo di governo, così da evitare di inimicarsi ulteriormente la destra, viste le sue recenti ambiguità sul tema, e fermare eventuali infiltrazioni da parte di Salvini, il quale non ha mai tentennato sulla posizione nei confronti di Von Der Leyen.
Errore grave di Fratelli d’Italia. Terza economia UE, debito pubblico/pil quasi al 140%, procedura d’infrazione, PNRR. Corteggiati da un anno e mezzo da Von der Leyen votano contro il bis preferendo di rinchiudersi nell’angolo della destra ed escludersi dai processi di influenza.…
— Lorenzo Castellani (@LorenzoCast89) July 18, 2024
Per l’Italia, sotto ogni punto di vista, questo risultato è una sconfitta. Da qui, la Presidente deve gestire il primo vero gancio sinistro che viene dalle istituzioni europee, dove per giocare servono carte diverse da quelle italiane.
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