Il principio fu Roma, e Roma sarà anche il fine

Il principio fu Roma, e Roma sarà anche il fine.
Dall’altra parte dell’oceano, in occasioni e momenti diversi, Trump e Zelensky si ritrovano faccia a faccia tra i colonnati di San Pietro.
C’è qualcosa di estremamente allegorico in questa immagine: il potere del cattolicesimo è proprio qui, sottile e millenario.
Non importa cosa stessero facendo tutti loro: la morte del Papa cambia le priorità e ridimensiona le gerarchie mondiali. Ancora una volta, come sempre. Così era per i monarchi nei loro sontuosi palazzi quando occorreva inchinarsi dinanzi al Pontefice; così è oggi.
Il cattolicesimo, sbeffeggiato dalla sua stessa gente e costantemente messo alla prova dalla secolarizzazione moderna, oggi insegna quale sia il segreto della sua forza: quella capacità unica di resistere nei secoli.
Dinastie imperiali morte, presidenti dimenticati, conquistatori relegati a polverosi libri di storia: ma la Chiesa no, la Chiesa mai. Essa vive e respira dignitosamente persino nella sua epoca più silenziosa e difficile.
Penso a quel sentimento di reverenza che si prova dinanzi a una Chiesa molto antica e molto bella; quella sensazione che costringe ad abbassare lo sguardo ed emana autorità, perché emana continuità, senso di solidità.
Guardo a questo incontro, forse atteso, tra l’uomo più potente del mondo e l’uomo più popolare del mondo, e penso che non sarebbe potuto accadere altrove, né diversamente.

Non c’è posto migliore di questo.

Non c’è città migliore di Roma.
Qualsiasi cosa debba essere oggi l’Occidente, o parte dalla Capitale o semplicemente non si può fare.
E non importa quale nazione oggi sia economicamente più forte e possa sbeffeggiare l’Italia con la sua arroganza: qui c’è un potere intrinseco in grado di sopravvivere a tutto.

Perché quando si ha a che fare con il principio, ci si rivolge allo specchio della propria identità, di tutto ciò che di sacro esiste al mondo.

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