Fatti che i media tacciono sull’attentato di Magdeburgo

Taleb Abdulmohsen era un uomo in fuga dall’Arabia Saudita, raggiunge la Germania con un passato di accuse infamanti. È accusato di stupro e coinvolto in gravi crimini. Un identikit perfetto. L’Arabia Saudita ne richiede l’estradizione, ma la Germania rifiuta, concedendogli l’asilo. La giustizia è sacrificata sull’altare del politically correct, nonostante le prove evidenti della sua natura di predatore.

La vita da psichiatra in Germania e la retorica vittimistica

In Germania, Abdulmohsen capisce subito come sopravvivere: si traveste da vittima. Si dichiara ateo, si finge un dissidente, un ex musulmano perseguitato. Una maschera perfetta, cucita su misura per un’Europa ingenua, pronta a dare rifugio a chiunque si lamenti di un fantomatico regime oppressivo. Il risultato? Protezione completa, asilo, un nuovo inizio.

Abdulmohsen si reinventa come psichiatra in un ospedale pubblico tedesco.

A questo punto, Abdulmohsen non si nasconde nemmeno più. Sui social media, minaccia la Germania apertamente. Parla di uccidere tedeschi, di investire i bambini, di vendetta contro un governo che osa opporsi alla sua follia paranoica. Eppure, in nome della libertà di espressione, nessuno interviene. Le sue parole sono lasciate scorrere come fiume in piena, mentre gli utenti di X implorano le autorità di agire. Ma la Germania dorme, anestetizzata dalla sua stessa burocrazia.

Nel 2023, una giovane saudita lancia ripetuti allarmi alla polizia tedesca. Usa X, invia email ufficiali, avverte che Abdulmohsen sta pianificando un massacro. Scrive, insiste, grida attraverso uno schermo. Ma le sue parole cadono nel vuoto. Gli avvisi sono ignorati. Nessuno ascolta. Nessuno interviene.

[AGGIUNTO 23/12/2024] L’ufficio federale centro immigrazione e rifugiati ammette di aver ricevuto la segnalazione.

E poi arriva il giorno. Abdulmohsen compie il suo attacco. Lo aveva promesso, lo aveva gridato nei suoi sfoghi virtuali, e lo fa, noleggiando un’auto di grossa cilindrata soltanto poche ore prima l’attacco.

I media tedeschi si affrettano a coprire la tragedia. Lo descrivono come un semplice “cittadino saudita”, ignorando il suo passato criminale, le sue minacce pubbliche, le sue vere motivazioni.

Non lo chiamano nemmeno terrorista. Anzi, vengono recuperati alcuni tweet in cui Abdulmohsen esprime simpatia per l’estrema destra tedesca e per Elon Musk, affrettandosi ad un’associazione sommaria tra le politiche conservatrici e il fanatismo dell’uomo, a cui immediatamente viene dato il capello di anti-islamico, ex musulmano, ignorando però come mai abbia scelto di attaccare un mercatino di Natale adottando lo stesso modus operandi dei militanti dell’Isis.

[AGGIUNTO 23/12/2024]

Le domande che nessuno osa fare:

  • Perché la Germania ha rifiutato l’estradizione di un criminale così evidente?
  • Perché le sue minacce sono state ignorate?
  • Perché i media tacciono sul suo passato e sulla sua strategia manipolativa?
  • Perché ha potuto lavorare in un ospedale pubblico?
  • Perché gli avvertimenti di una ragazza saudita sono stati ignorati?

Crediti: Salman Al Ansari via X

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